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"Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself. I am large. I contain multitudes." (Walt Whitman)

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domenica, 28 giugno 2009

In attesa di sceneggiatura

"Bisognerebbe trovare un modo... quando finisce un concerto... per proseguire..."
TLAC: rumore di bicchiere di plastica calpestato
"Questo per esempio: il concerto finisce e TLAC si pesta un bicchiere e poi un altro, così il concerto non finisce, ma si continua, forse all'infinito..."
"Sì, però dopo il bicchiere si potrebbe proseguire con delle percussioni, e poi si uniscono altri strumenti e poi si riparte..."
"Ecco così!"
"Non conosco ancora la sceneggiatura, ci devo pensare, però... il bicchiere, le percussioni, e il concerto rinizia: sì, perchè la fine non deve essere una fine, ma un nuovo inizio"
 
Parole sconnesse, da discorso all'alba di una notte di metà giugno che non si vuole spegnere, e allora è bello anche tessere chiacchiere strampalate con chi passa di là, ubriaco, folle, come tanti, come tutti.
La scenografia è quella del Foro Annonario, pavimento lastricato di bicchieri di plastica e bottiglie di vetro, resti di un concerto, di tante sere, del Caterraduno che volge alla fine, o forse all'alba.

Festivaldellacrisi

(Con il mio consueto ritardo pubblico quel che la penna ha scritto due settimane fa sulla spiaggia di velluto. Il paesaggio ora certo è diverso, ma anche questa notte sfocerà in una nuova alba!)
(... e facciamo finta che non sia lunedì...)

postato da: lareginazabo alle ore 23:34 | link | commenti (4)
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giovedì, 18 giugno 2009

Perché portarsi l'i-pod in spiaggia?

...quando si rischia di perdersi conversazioni molto più interessanti di qualsiasi compilescion?

UNO

Altoparlante: "Siamo alla ricerca di una bambina di otto anni di nome Linda F. Linda indossa un bikini azzurro e ha i capelli rossi. Si prega di accompagnarla ai bagni Gabriella numero 66 di fronte all'Hotel Senigallia" (tormentone ripetuto per un'intera mattina, tipo "Sono Gloria, ho lasciato la patente sul tavolo accanto allla frutta")

DUE

Mamma: L'anno prossimo si taglia tutto: gli scout, gli amici, così studi e non ti ritrovi la solita materia che ti rovina l'estate
Figlio quattordicenne: L'anno prossimo inizio a studiare da subito
Amica della mamma: Anche mio figlio dice così, e poi ogni anno è sempre la stessa cosa...
Marito dell'amica della mamma (declamando un titolo dal giornale): "Stop ai tagli" Nemmeno il governo fa più tagli...

TRE

Mamma di prima: (rivolta al marito) Andiamo a sentire l'acqua...
(rivolta all'amica) Mi sono depilata bene? Mi guardi per favore? Prima di  fare gaffes...

QUATTRO

Mamma: (rivolta al figlio quattordicenne di cui sopra) Metti la crema! Ti viene fuori il tumore alla pelle!

Spiaggia di velluto

Peccato quasi aver dormito il resto del tempo...

postato da: lareginazabo alle ore 23:23 | link | commenti
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venerdì, 29 maggio 2009

Questa mattina...

... mi sono svegliata con questa canzone in testa:

 
Forse per l'attacco (sorridevi e sapevi sorridere) che fa splendere la giornata
 
o per il ticchettare del buonumore così onomatopeico
 
o per gli amori rapaci
 
o per l'illusione di credere speciale una storia normale
 
o forse solo per la malinconia che mi accompagna a tratti in questi giorni, soprattutto quando la sera faccio violenza al mio buonsenso e alla mia speranza nell'avvenir sciroppandomi km e km di tribuna elettorale
 
o forse semplicemente per il titolo... Farewell, parola così dolce ma ancora così difficile da soffiare oltre le labbra

postato da: lareginazabo alle ore 09:51 | link | commenti (2)
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lunedì, 25 maggio 2009

Tutti in carrozza!

Dramma tragicomico in unico atto

trainLuogo della scena:
corridoio dell'IntercityPlus (e tutti a chiedersi cosa significhi quel plus) "1535 Mameli", sabato mattina, poco dopo le nove
 
Personaggi ed interpreti:
bigliettaio, signora, bambino, uomo, passeggeri
 
Il sipario si apre mostrando il corridoio di un treno, su cui si affaccia uno scompartimento da sei posti.
Il corridoio è pieno di passeggeri seduti e qualcuno in piedi.
Finestrini aperti, telefonini che squillano, chiasso normale da treno che porta al mare in un caldissimo sabato metropolitano.
 
Bigliettaio: Biglietti, prego.
Signora (con tono agguerrito e scontroso): Ecco, proprio lei cercavo!
Bigliettaio: Mi dica...
Signora: Non sente che caldo fa su questo treno, non funziona l'aria condizionata!
Bigliettaio: Adesso controlliamo, signora. (Rivolto agli altri passeggeri) Viene aria dalla ventola? No? Tiri giù il finestrino per favore. (Una signora seduta nello scompartimento apre il finestrino). Ecco, brava. Lei può già considerarsi assunta alle ferrovie.
Signora: Ma è incredibile, non posso stare in questa carrozza se non funziona l'aria condizionata.
Bigliettaio: Signora, se vuole può spostarsi in un'altra carrozza, ma - lo vede anche lei - il treno è pieno, non le posso garantire dei posti a sedere in un'altra carrozza, se lei ha la prenotazione su questa.
 
Intanto i passeggeri nel corridoio e nello scompartimento hanno rivolto la loro attenzione al dialogo tra bigliettaio e signora, prima ascoltando un po' di soppiatto e lanciando occhiate furtive, poi in modo via via sempre più palese.
 
Signora (con tono di voce in ascesa): Non è possibile, ma si rende conto? Io non posso stare qui senza aria condizionata, non si respira. Ha visto il bambino? (indicando un bambino pallido, sui sette anni, che tiene per mano, di cui nessuno finora si era accorto perchè è sempre rimasto in silenzio, come fosse protuberanza della madre, con uno zainetto sulle spalle, sguardo rivolto alle scarpe) Non ce la fa più, STA SOF-FO-CAN-DO (le ultime parole sono ben scandite, la voce - decisa - si tinge d'isteria)
 
I passeggeri iniziano a scambiarsi occhiate d'intesa e qualche commento a bassa voce.
Passeggero (rivolto ad un vicino, con voce trattenuta ma non troppo): ...E come fa allora, in metropolitana a Milano?
 
Bigliettaio: Signora, le ripeto, può spostarsi in un'altra carrozza, nessuna la obbliga a stare qui. Ma non le possiamo garantire un posto a sedere.
Signora: E' inaudito, ma.. ma.. il bambino... ma si rende conto??? Il bambino qui CREPA!
(Il bambino è sempre nella stessa posizione, sempre zitto, sguardo basso, zainetto sulle spalle)
La signora si affaccia allo scompartimento e ordina repentina: Prendi la valigia!
 
Dallo scompartimento sbuca un signore brizzolato, di cui finora non si è avuta traccia, trascina un trolley rosa schocking.
I tre si allontanano verso la carozza vicina. Escono dalla scena.
I passeggeri scuotono la testa e trattengono le risa, preoccupati per il bambino, in balia di quella furia di madre. Qualcuno si chiede come sarà quel bambino tra dieci anni.
 
Una signora seduta nello scompartimento si affaccia e rivolgendosi ad una ragazza seduta nel corridoio, davanti a lei, annuncia: Si sono liberati tre posti...
Tre ragazze entrano nello scompartimento. I seggiolini su cui erano sedute nel corridoio si chiudono facendo sbam.
 
- Sipario -
 
Voce fuori campo 1 (femminile):
Non credo il bambino sia davvero crepato, morto soffocato su quell'ICplus Milano-Ventimiglia.
Magari crescerà, e un giorno metterà nello zaino (cresciuto anche lui) quello che gli serve e lascerà un biglietto a quella madre soffocante con un saluto e un bacio. Le manderà una cartolina o un mms dai posti del mondo che visiterà. In treno, magari. Chissà.
 
Voce fuori campo 2 (maschile):
Però quel senso di soffocamento non è rimasto sul treno, e non basta dormire con la finestra aperta per scacciarlo.
Mi soffoca questa città. Mi soffoca questo lavoro. E la gente che vedo tutti i giorni. E le persone che non vedo più.
Se solo passasse di qui un'astronave qualunque, invece del filobus, e mi portasse alla ricerca di un altro pianeta, o di un'altra Terra.
 
Voce fuori campo 1 (femminile):
"Niente di particolare, è solo una vecchia briglia di cuoio scuro. Non è che me ne intenda tanto di briglie, io. Ma so che una parte si mette in bocca. Quella parte si chiama morso. E’ fatta d’acciaio. Le redini passano sopra la testa fino al punto in cui il cavaliere le tiene tra le dita, vicino al collo del cavallo. Il cavaliere tira le redini di qua o di là e il cavallo gira. E’ semplice. Il morso è freddo e pesante. Se si è costretti a portare un affare del genere in mezzo ai denti, mi sa che s’impara subito il principio. Quando lo si sente tirare, si capisce che è arrivato il momento. Si capisce che bisogna andare da qualche parte.” (*)
 
Fuori campo un nitrito. Silenzio. Fischio di un treno in partenza.
 
 
(*) Tratto da "La briglia" di Raymond Carver (Cattedrale - MinimumFax)
 

postato da: lareginazabo alle ore 23:57 | link | commenti (3)
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sabato, 16 maggio 2009

La Vergine del Mattarello

A scuola ci sono sempre stati quelli bravi.
Quelli che erano bravi così, senza sforzo, che stavano tutto il pomeriggio a giocare in cortile e poi in mezz'ora erano pronti per il compito in classe del giorno dopo.
Quelli che capivano al volo e ti spiegavano meglio del prof. A cui di solito non interessava nemmeno il voto che prendevano.
Facevano un po' invidia ma erano indispensabili per l'equilibrio della classe e per la promozione di parecchi casi al limite della sopravvivenza.
 
E poi c'erano i secchioni. Gli insopportabili.
Passavano il pomeriggio in casa a perdere diottrie e giovinezza sui libri e le enciclopedie (google era ancora fantascienza), in classe alzavano sempre la mano e non suggerivano mai.
Per loro l'importante non era arrivare vivi al suono della campanella, ma far vedere a tutti che loro sapevano, sempre, e sempre più degli altri.
Saccenti. E non sapienti.
 
Tutti i bambini crescono e te li ritrovi a fianco anche da adulti, sul lavoro, sul tram, alla cassa del supermercato.
I banchi di questa sera sono in una piccola stanza di una cascina, all'interno del Parco di Monza.
E' sera, di un lunedì di corse tra un ufficio e l'altro a rincorrere scartoffie cartacee o elettroniche di cui a nessuno in fondo frega nulla.
Sui banchi niente libri, ma una spianatoia di legno, mattarello e pochi attrezzi: corso di pasta fresca.
 
Alle otto ore di ufficio se ne aggiungono tre e mezza in piedi a farsi dei bicipiti per tirare la pasta a mano, che la mia collega che va in palestra mi fa solo sorridere.
Ed ecco che spunta dalle retrovie - rapace - lei, la Vergine del Mattarello.
Non mi ero nemmeno accorta della sua presenza: viso pallido, vestita di chiaro...
Dubitate di donne e uomini beige, scivolano nella vita inosservati e pericolosissimi!
Sfodera un mattarello da competizione (con qualche borchia sarebbe un pezzo forte in un sexy shop) e si offre di dare una mano alla mia compagna di banco dalle braccia sottili e delicate, che non ha nemmeno il tempo di poter rispondere "no grazie".
La Vergine del Mattarello si è già avventata sul disco di pasta, tira, sbuffa, fa commenti sul prodotto altrui naturalmente mal riuscito.
Poi torna al suo posto. Tronfia. Dispensa consigli non richiesti, si vanta di cene per un numero di invitati tendente a piùinfinito.
 
Quando si passa alla parte teorica e Gilberto, mantovano d'altri tempi, coi baffi e la camicia a scacchi da contadino, racconta dei vari tipi di pasta, della trafilatura al bronzo e degli spaghetti appesi per le vie del napoletano ad asciugarsi, eccola uscire di nuovo dall'anonimato.
Alza la mano e chiede: "Scusa, sai dove si può trovare una bigoliera?"
 
Da vera Vergine del Mattarello, i bigoli preferisce farseli da sè, a casa, con le proprie manine...

Mattarello

postato da: lareginazabo alle ore 15:23 | link | commenti
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martedì, 28 aprile 2009

Resistenza

..."per chi viaggia in direzione ostinata e contraria"...

Non fa rima con indifferenza o convenienza; il 25 aprile non è stato solo sessanta e passa anni fa o solo l'altroieri; non è la "festa della libertà riacquistata", perchè la libertà non si acquista al centro commerciale pagandola in comode rate senza interessi.

Il 25 aprile è ieri oggi domani e dopodomani di nuovo, festa di resistenza e liberazione. Cambia lo scenario, ma i titoli di coda e la scritta the end non sono ancora apparsi sullo schermo.

postato da: lareginazabo alle ore 00:21 | link | commenti (4)
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martedì, 21 aprile 2009

Lost in translation

Passeggiavano per la città come due innamorati, guardando le vetrine, ma solo per vedere la propria immagine riflessa, mano nella mano.
Quando lui improvviso le chiese:
- Che gioielli ti piacciono?
- Non mi piacciono i gioielli.
- Non è vero: porti orecchini, collane... E se io ti volessi regalare un gioiello?
- Niente gioielli preziosi, ché poi ho paura di perderli e non li metterei. Mi piacciono le cose semplici, qualche pietra colorata, cose che sanno di vita vissuta e non sfoggio di soldi buttati via.
 
Forse fu la loro unica passeggiata romantica, spensierata, dimenticandosi di tutto il resto intorno.
 
Seguirono momenti condivisi:
chiacchiere guidando verso casa la sera, ricette raccontate e progettate, descrizione di luoghi persone storie vicino a uno ma lontane all'altro. Tentativi, più o meno convincenti, di annullare i km di strada e di cielo in mezzo.
E arrivarono finalmente anche ore in compagnia di stomaco, sguardi furtivi in stanze affumicate, lenzuola arruffate al mattino.
 
Infine nulla.
Non più respiri né parole né musica.
Gioielli mai.
 
Tjurko_bracteate_replica"Il silenzio è d'oro" pensò lui.
Ma lei non capì. Pensò alla maglietta di Silvia dietro le sbarre in America "con su scritte le parole che sempre l'ignoranza fa paura e il silenzio è uguale a morte".
 
Lei non morì. O forse solo un po'.
Lui non lo sa.
 
- Chi tace acconsente.
- Chi tace non dice niente.
 
Difficile per chi impara tante lingue rassegnarsi a non capire.
postato da: lareginazabo alle ore 11:34 | link | commenti (2)
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mercoledì, 15 aprile 2009

Storie di ordinaria follia da ufficio - 1

Sottotitolo: Liberate i cani

La bionda della resepscion tanto per cambiare non c'è.
Quindi tra una traduzione al volo, una telefonata e altre banali noiosità devo ricordarmi di reagire al suono del citofono.
Videocitofono per la precisione.
E magari anche di chiedere chi è e cosa vuole, se la faccia non è conosciuta. E se mi riesce di annaffiare tutto con abbondante gentilezza.
 
Il tizio a cui apro in automatico, concentrata su altro, continua a suonare. Insistente.
Finalmente quando gli chiedo chi sia e cosa desideri, mi sventola una raccomandata davanti al videocitofono.
- Ho bisogno di una firma al volo.
- Salga al secondo piano.
- Se mi scende è meglio.
- Di solito il postino sale sempre lui.
- Se mi scende è meglio.
- Questa mi è proprio nuova.
- Se mi scende è meglio.
 
Capisco che il nuovo postino è peggio di un mastino attaccato al polpaccio e che faccio prima a farmi i tre piani di scale io...
Ma non finisce qui, anche perchè non si è nemmeno degnato di entrare alla resepscion, ha soltanto varcato la soglia del cancelletto esterno.
La gentilezza la riserverò a qualcunaltro oggi. Digrigno i denti:
- Il postino sale sempre al secondo piano quando ha delle raccomandate da far firmare.
- E sbaglia allora. Noi non possiamo entrare nelle proprietà private.
- Non l'ho mai sentita questa.
- Certo. E se ci succede qualcosa? Se ci facciamo male? Se rubiamo qualcosa?
 
Meno male che sono scesa di corsa, portando con me solo una bic blu per firmare.
Con certi postini non c'è troppo da fidarsi... sai mai...
Se rubano qualcosa...
 
 

postato da: lareginazabo alle ore 13:41 | link | commenti
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venerdì, 10 aprile 2009

Nonostante tutto..

..anche quest'anno Pasqua arriverà.

tulipano

Forse a volte ci vogliono un po' più di tre giorni prima della risurrezione, ma se sul mio balcone sono spuntati i tulipani (e che tulipani!) c'è una speranza per tutto e per tutti.

Un pensiero e un forte augurio di rinascita va agli abruzzesi (conosciuti e non) e a chiunque passerà di qui nei prossimi giorni.

postato da: lareginazabo alle ore 15:59 | link | commenti
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domenica, 05 aprile 2009

Sè muà

Il contrario di uno può essere uno?

biulivo

Oui, c'est moi: uno e il contrario di uno.

postato da: lareginazabo alle ore 13:08 | link | commenti (2)
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